"La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale."
Louis Loumière
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lunedì 23 febbraio 2015

Oscar a Big Hero 6?? ...Parliamone.

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Anche stavolta la Disney si è beccata il suo Oscar 2015 nel “miglior film di animazione”, spodestando le eterne rivali Ghibli e Dreamworks ma anche il potenziale “Song of the sea”, capolavoro irlandese di Tomm Moore (e che probabilmente non vedremo mai tradotto in italiano, evviva!).
La statuetta miracolosa è andata a Big Hero 6, il film di Natale di quest'anno.
Meritato? Ma anche no.
Vi ricordate cosa dissi di Frozen? Del fatto che la Disney stava sprecando il suo tempo prezioso creando “film fantocci”? Ecco, ci risiamo.
Solo che stavolta il fantoccio è diretto protagonista.
Già, perché la storia di Big Hero ruota unicamente attorno alla vicenda di un bambino e del suo...pupazzo-guaritore-robot Baymax, che ricorda vagamente l'omino di una nota fabbrica di gomme per auto (chi ha orecchie per intendere...).
Comunque sia, niente di nuovo sul fronte narrativo: la solita banale storia del bambino che (rullo di tamburi) ha perso i genitori da piccolo e che, per esigenze di masochismo nonsense, perderà anche il fratello in un incendio divampato a caso.
Yeah, così si fa.
Il bambino si rifugerà allora in Baymax, il robot creato dal fratello defunto il cui scopo è quello di “guarire” le persone.


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Che bella cosa.
Peccato che l'iniziativa dura sui 5 minuti, poiché la trama si stravolge come al solito: arriva un cattivo misterioso, Baymax diventa un combattente buono (ma non era un infermiere?) e Hiro (il bambino) compone una squadra di supereroi NERD (mi raccomando eh, ricordatevelo perché questa “qualità” ve la ripeteranno per tutto il film. Giusto per dare un tocco di classe agli stereotipi, insomma).
Si scopre che il fratello è morto per niente (e che effettivamente poteva essere salvato ma...vabbè) e che il cattivo è cattivo per un motivo ancora più futile delle bretelle di Tonio Cartonio.
Poi ci sarà il solito finale strappalacrime, ma è talmente scontato che l'unica cosa che riuscirà a strappare sarà uno sbadiglio annoiato.
Insomma, la parola d'ordine per definire questo film è: Illogico.
Una trama con il solito potenziale, stavolta chiamato Fumetto Marvel, che non è stato sfruttato.
E nonostante tutto questo, mi ritrovo ancora a battibeccare con Disneyani estremisti che esaltano Big Hero e denigrano un capolavoro come Dragon Trainer 2.
Per la carità, sono la prima a evidenziare le lacune di Dragon, ci mancherebbe altro: l'eccessiva impronta a “macchietta” data a Furia Buia (che poi, nel finale, macchietta non lo è mica tanto), la scarsa importanza attribuita agli amici di Hiccup e, soprattutto, al cattivo.


Copyright by: http://www.dragontrainer-ilfilm.it/

Ma...ma...
Non si può assolutamente fare un lavoro di paragone a livello di trama. In Dragon Trainer 2 abbiamo sì le stesse tematiche (amore, amicizia, morte) ma con un intreccio mooolto più complesso e profondo, capace di smuoverti dentro e farti balzare sulla poltrona.
Personalmente mi sono commossa non tanto sul finale (strappalacrime per davvero, altro che!) quanto, piuttosto, sul semplice e intenso momento di ritrovo tra la madre e il padre di Hiccup.
Emozioni allo stato puro, da pelle d'oca.
Non voglio trascurare nemmeno gli altri due film in lizza che, tuttavia, non ho ancora avuto l'onore di vedere. A giudicare dai trailer e dagli stili utilizzati una possibilità se la sarebbero meritati anche loro; premiare l'originalità è qualcosa che conviene sempre!


Un assaggio del film "Song of the Sea"
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Concludo con una piccola dedica ai Disneyani accaniti: ragazzi, anche io amo la Disney.
Ma non la amo normalmente, la amo follemente.
Nel senso che a 23 anni suonati mi sparo quotidianamente tutti i cartoni in edizione speciale doppio-disco mentre il mio ragazzo si dispera e fugge.
Tuttavia bisogna anche fare un po' di sana autocritica e condannare là dove la Disney fallisce.
Se continuate a difenderla in toto, non farà altro che sbagliare.

E noi questo, non lo vogliamo. Vero?



Dedico questa critica cattivissima al mio amico Marco, che ama Baymax. 

venerdì 10 gennaio 2014

Frozen: è davvero tutta questa bellezza?

Voto: 6,5

Copyright by: http://media.cineblog.it

Ed eccoci qui, con il mio primo post e il mio primo film da recensire.
La scelta cade su Frozen, il film natalizio 2013 della ben nota Disney.
Di ambientazione scandinava/fiabesca, la storia ha come protagoniste due sorelle nonché principesse, di cui una (la maggiore), dotata del potere di controllare il ghiaccio e la neve.
Una forza che, spesso, non riesce a dominare, e che per questo le impedisce di rapportarsi con la società e con la amata sorella.
La situazione arriverà a un punto tale da spingere l'ormai sovrana a separarsi dal proprio regno e a diventare, così, la “regina delle nevi” (la fiaba prende spunto da quella di Andersen).
Spetterà alla sorella minore salvare la situazione, che dopo la fuga della regina non farà altro che peggiorare.

Questo è il mega riassuntone della storia, privo di spoiler e utile per chi vuole conoscere il film.
Da qui in poi analizzeremo invece il cartone per chi l'ha già visto e vorrebbe, come me, esprimere un parere in merito.
Dunque, come potete vedere, il mio voto è un 6 abbondante ma nulla più.
I motivi sono molto semplici e, purtroppo, fastidiosi.
Pur vantando una scenografia spettacolare, con grafica assurda (e ci mancherebbe altro, visto l'ampio budget di realizzazione!) e personaggi esteticamente bellissimi, la Disney non ha saputo “cogliere l'attimo fuggente” finendo, così, con il rovinare un potenziale capolavoro.
A mio parere, ci sono stati una valanga di errori inutili che hanno semplicemente appesantito il film.

Il primo? Costante carrellata di canzoni, di cui la maggior parte senza senso, noiose e fuori contesto. Ne ho contate circa 7 contro le consuetudinarie (e sensate) 4-5.
Record pazzesco.
Diciamocelo apertamente: togliendo le canzoni, il film arriva a durare meno di un'ora.
Qui non si tratta di carenza di idee (a dire il vero, la storia va già bene così), piuttosto di un loro mancato sviluppo o approfondimento.
Insomma, i personaggi ci sono. Perché non approfondirli?
Ad esempio, sarebbe stato bello conoscere il motivo del potere del ghiaccio di Elsa, così come sarebbe stato bello, anzi, strabiliante conoscere meglio il suo carattere, desideri e sogni.
L'unica canzone che ho apprezzato e che ha cercato, nel limite del possibile, di riassumere il concetto, è stata “Let it go”, accompagnata da una scena veramente emozionante che mi ha riportato alla memoria la malinconica e bellissima Ariel.



Non mi fermo a Elsa, le idee avrebbero potuto svilupparsi davvero ovunque: l'origine dei troll e perché vengono chiamati in causa dai sovrani, dove va a finire il ghiaccio di Kristoff (un bambino spettatore non può non chiederselo, soprattutto se si parla di una professione così strana per lui!), il personaggio di Anna (rispetto alla sorella mi ha colpito davvero poco) e, magari, uno sguardo d'insieme sulla storia del regno.
Invece no.
Oltre alle canzoni nosense, purtroppo, abbiamo i soliti personaggi secondari, utili solo a far ridere.
Il problema è che quest'anno proprio non riescono: non stiamo più parlando di buffoni come gli animali di Rapunzel, che qualche risata l'hanno strappata davvero.
La renna Sven, e in particolar modo il pupazzo di neve Olaf, non sono serviti proprio a nulla.

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I pochi punti di forza sovra-elencati (personaggi, grafica, ambientazioni) permettono quindi al film di raggiungere la sufficienza.
Il punto in più lo guadagna grazie a ben due colpi di scena assolutamente nuovi non solo per la Disney ma anche per gli spettatori più affezionati: un principe ipocrita e meschino (disposto persino a uccidere per il potere) e il tanto atteso superamento dello stereotipato e conclusivo 'bacio del vero amore'.

Insomma, Frozen è quel cartone che deve essere visto ma non può essere amato.
Non da una generazione come noi, almeno, forse troppo attaccata alla vecchia e tradizionale Disney piuttosto che a questo enorme e canterino gigante commerciale.
Chi lo sa.

Voi, intanto, fatevi un'idea e postatela qua sotto.