"La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale."
Louis Loumière
Visualizzazione post con etichetta Animazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Animazione. Mostra tutti i post

lunedì 11 luglio 2016

Quel piccolo capolavoro de "La canzone del mare"

Copyright by: cinemastino.files.wordpress.com
Lo è, in effetti.
E questa sì, è una recensione che devo a una cara amica e che mi è sembrato giusto fare, nonostante il ritardo, come regalo (sempre in ritardo) per il suo compleanno (AUGURI ARIII!!!).
Se non fosse stato per lei, a quest'ora la mia pigrizia mi avrebbe impedito di alzare il sedere e andare a vedere quello che si è rivelato essere una piccola meraviglia, ovvero 'La canzone del mare'. Il fiabesco film d'animazione irlandese del 2014 diretto da Tomm Moore, allora candidato al premio Oscar.
Da dove iniziare? È innanzitutto un cartone animato, il che lo rende ideale per i piccini ma anche per i più grandi, che possono passare 93 minuti del loro tempo a rifarsi gli occhi di fronte agli spettacoli grafici offerti da questa storia. Sì, perché la prima cosa che porto sul palmo di mano, ancora prima della trama in sé, sono i disegni: nessuna tecnica 3d (credo), tutta animazione vecchio stile e che rimanda fortemente a quel Myazaki che tutti adorano.Il tratto è semplice, i contorni morbidi e i colori semplici. 
Gli sfondi sono molto essenziali, ma nonostante questo riescono a regalare, specialmente in alcune scene (quella iniziale sott'acqua e quella finale del canto soprattutto) quello che io definisco 'effetto meraviglia', ovvero quella sensazione capace di tenerti incollato sullo schermo con gli occhi luminosi per la bellezza.

Un esempio!
Copyright by: deeperintomovies.net
A tutto ciò si aggiunge la musica, altra perla di questo film, che con la sua delicatezza riesce perfettamente a completare ciò che trasmette la semplicità del disegno.
Ultima e non meno importante (buffo stavolta metterla alla fine) la storia, che richiama una nota leggenda irlandese (in chiave infantile ovviamente) fruibile a tutti, specialmente ai più piccoli.
Anche qui mi è sembrato spontaneo trovare dei rimandi con la Città Incantata del Maestro, che la mia amica non ha mancato di farmi notare (e che Moore stesso ha riconosciuto): il protagonista è un ragazzino che, al pari di Chihiro, verrà presto a contatto con un mondo fiabesco, popolato da creature buone e “cattive”. Il tutto per risolvere un problema inerente alla realtà, ovvero la salvezza della propria sorella. 

Copyright by: athenacinema.com
Insomma, al pari di tutto il resto, la trama è qualcosa di complessivamente semplice, che i bambini potranno apprezzare grazie soprattutto all'empatia che potrebbero trovare con i vari personaggi, specialmente con il protagonista: Ben è un fratellino geloso, più propenso a stare con il proprio cane che con quell'impiastro della sorella. Io vi dirò, sono stata una sorella maggiore, e nonostante siano trascorsi anni ricordo ancora bene l'ostilità che avevo verso il mio piccolo e innocuo fratellino. Ho apprezzato molto questa sincerità da parte del regista, per quanto a un primo acchito possa sembrare scorretta dal punto di vista educativo. 
Niente di grave, basta non storcere troppo il naso e andare avanti con il film; vedrete che pioveranno insegnamenti da tutte le parti!
Sa inoltre perfettamente trasmettere il proprio contenuto “irish”, ragion per cui lo consiglio a tutti gli amanti dell'Isola Smeralda.

Loro sicuro vi aspettano!
Quindi che dire, cercate di vederlo al cinema se ancora lo fanno (non mi stupisco del contrario, essendo stato molto maltrattato in Italia) aspettate che esca il DVD e gustatevelo. 
Con i vostri figli, amici, o anche da soli, perché no.
Ne varrà assolutamente la pena!  

Qui la soundtrack: https://www.youtube.com/watch?v=WU2e0W40U0U

lunedì 23 febbraio 2015

Oscar a Big Hero 6?? ...Parliamone.

Copyright by: http://entertainment.inquirer.net/

Anche stavolta la Disney si è beccata il suo Oscar 2015 nel “miglior film di animazione”, spodestando le eterne rivali Ghibli e Dreamworks ma anche il potenziale “Song of the sea”, capolavoro irlandese di Tomm Moore (e che probabilmente non vedremo mai tradotto in italiano, evviva!).
La statuetta miracolosa è andata a Big Hero 6, il film di Natale di quest'anno.
Meritato? Ma anche no.
Vi ricordate cosa dissi di Frozen? Del fatto che la Disney stava sprecando il suo tempo prezioso creando “film fantocci”? Ecco, ci risiamo.
Solo che stavolta il fantoccio è diretto protagonista.
Già, perché la storia di Big Hero ruota unicamente attorno alla vicenda di un bambino e del suo...pupazzo-guaritore-robot Baymax, che ricorda vagamente l'omino di una nota fabbrica di gomme per auto (chi ha orecchie per intendere...).
Comunque sia, niente di nuovo sul fronte narrativo: la solita banale storia del bambino che (rullo di tamburi) ha perso i genitori da piccolo e che, per esigenze di masochismo nonsense, perderà anche il fratello in un incendio divampato a caso.
Yeah, così si fa.
Il bambino si rifugerà allora in Baymax, il robot creato dal fratello defunto il cui scopo è quello di “guarire” le persone.


Copyright by: http://img1.wikia.nocookie.net/

Che bella cosa.
Peccato che l'iniziativa dura sui 5 minuti, poiché la trama si stravolge come al solito: arriva un cattivo misterioso, Baymax diventa un combattente buono (ma non era un infermiere?) e Hiro (il bambino) compone una squadra di supereroi NERD (mi raccomando eh, ricordatevelo perché questa “qualità” ve la ripeteranno per tutto il film. Giusto per dare un tocco di classe agli stereotipi, insomma).
Si scopre che il fratello è morto per niente (e che effettivamente poteva essere salvato ma...vabbè) e che il cattivo è cattivo per un motivo ancora più futile delle bretelle di Tonio Cartonio.
Poi ci sarà il solito finale strappalacrime, ma è talmente scontato che l'unica cosa che riuscirà a strappare sarà uno sbadiglio annoiato.
Insomma, la parola d'ordine per definire questo film è: Illogico.
Una trama con il solito potenziale, stavolta chiamato Fumetto Marvel, che non è stato sfruttato.
E nonostante tutto questo, mi ritrovo ancora a battibeccare con Disneyani estremisti che esaltano Big Hero e denigrano un capolavoro come Dragon Trainer 2.
Per la carità, sono la prima a evidenziare le lacune di Dragon, ci mancherebbe altro: l'eccessiva impronta a “macchietta” data a Furia Buia (che poi, nel finale, macchietta non lo è mica tanto), la scarsa importanza attribuita agli amici di Hiccup e, soprattutto, al cattivo.


Copyright by: http://www.dragontrainer-ilfilm.it/

Ma...ma...
Non si può assolutamente fare un lavoro di paragone a livello di trama. In Dragon Trainer 2 abbiamo sì le stesse tematiche (amore, amicizia, morte) ma con un intreccio mooolto più complesso e profondo, capace di smuoverti dentro e farti balzare sulla poltrona.
Personalmente mi sono commossa non tanto sul finale (strappalacrime per davvero, altro che!) quanto, piuttosto, sul semplice e intenso momento di ritrovo tra la madre e il padre di Hiccup.
Emozioni allo stato puro, da pelle d'oca.
Non voglio trascurare nemmeno gli altri due film in lizza che, tuttavia, non ho ancora avuto l'onore di vedere. A giudicare dai trailer e dagli stili utilizzati una possibilità se la sarebbero meritati anche loro; premiare l'originalità è qualcosa che conviene sempre!


Un assaggio del film "Song of the Sea"
Copyright by: http://www.bathfilmfestival.org.uk/

Concludo con una piccola dedica ai Disneyani accaniti: ragazzi, anche io amo la Disney.
Ma non la amo normalmente, la amo follemente.
Nel senso che a 23 anni suonati mi sparo quotidianamente tutti i cartoni in edizione speciale doppio-disco mentre il mio ragazzo si dispera e fugge.
Tuttavia bisogna anche fare un po' di sana autocritica e condannare là dove la Disney fallisce.
Se continuate a difenderla in toto, non farà altro che sbagliare.

E noi questo, non lo vogliamo. Vero?



Dedico questa critica cattivissima al mio amico Marco, che ama Baymax. 

giovedì 19 giugno 2014

Una recensione inaspettata: L'attacco dei Giganti!

Voto: 8


Copyright by: http://www.mangaren.com/

Buonasera a tutti e cinque gli utenti che leggono il blog.
Visto che ho un evidente spirito masochista, ho deciso che questo post sarà dedicato ad un anime giapponese molto noto tra i più: stiamo parlando di Shingeki no Kyojin che, tradotto per fare meno i fighi, diventa L'attacco dei Giganti.Lo so, lo so. È un titolo odi et amo, piaciuto ad alcuni e odiato da altri per svariati motivi.
Con questo post cercherò di farvi capire la mia posizione, più “ibrida” che estremista.Ma partiamo dall'inizio.Ho conosciuto l'anime grazie ad alcuni amici.La trama è apparentemente molto semplice: in un Medioevo alternativo assistiamo alla lotta sanguinosa tra l'umanità e i “Giganti”, creature mostruose comparse misteriosamente e decise a estinguere la razza umana. Chi vincerà? (mi fermo sennò via con gli spoiler!).Come per la maggior parte delle animazioni giapponesi sapevo dell'esistenza del manga, ma per istinto e curiosità ho deciso di fare l'eretica e approcciarmi prima al cartone.
Mai fu fatta scelta più saggia.

Non sono una fanatica di manga e anime, anzi, state parlando con una persona fin troppo occidentale: salvo per le mangiate di sushi e le centinaia puntate di Dragonball, infatti, la mia infanzia l'ho trascorsa leggendo romanzi e guardando Disney.
Insomma, sono una persona orribile.
Motivo per cui, quando ho iniziato a guardarmi L'Attacco, non vi nascondo di aver covato sin da subito un certo scetticismo made in Europe.
Sarà la solita giapponesata, dove i cattivi saranno sconfitti dal solito idiota e dalla sua amabile spasimante, bla bla bla.”
Cinque minuti dopo l'inizio, i miei pensieri si sono raccolti e trasmutati in un unica soave parola, che forse non si dovrebbe nemmeno scrivere in un blog intelligente (…) come questo.
Porcatroia.

Copyright by: http://www.komixjam.it/
Morti, sangue, giganti, urla, lacrime.
La prima puntata di Attacco dei Giganti è l'inferno in tutto e per tutto. In soli 24 minuti (e sottolineo 24) l'autore ha mostrato l'inimmaginabile, ha portato negli occhi dello spettatore tutta l'angoscia, il terrore e il senso di vuoto provato dai personaggi.
Il tutto accompagnato da una colonna sonora...beh, dire maestosa è ancora poco.
Un insieme di archi e timpani alimentato da un coro maschile e femminile perfettamente allineato con il ritmo in crescendo della musica, a sua volta assecondata alle sequenze dell'animazione.
Ragazzi, non è da me dirlo ma questa è una di quelle poche opere capaci di trasmettere, allo spettatore, un obiettivo da tempo estintosi nella maggior parte delle case di produzione.
La scontatezza dei dialoghi e del finale, la piattezza dei personaggi e della storia sono difetti che sicuramente non troverete in un anime come questo.
Di Attacco si può dire tutto fuorché che sia banale o scontato. Con Shingeki piangi con i protagonisti e ti nascondi di fronte ai Giganti, creature nell'immaginario collettivo banali ma qui indubbiamente terrificanti.
Nudi, sguardo vacuo e sorriso. La ricetta perfetta per tornare bambini e nasconderci sotto le coperte. I giganti sono la morte e la fine dell'umanità.
Non servono i dialoghi a capirlo, basta ascoltare i loro passi e osservare i loro volti.

No...cioè...ripasso dopo magari...
Riuscirà l'umanità rimasta ad affrontare il suo più grande nemico? Ci sono davvero speranze? Cosa si nasconde dietro quelle creature mostruose? Via via che passano le puntate, le stesse vicende si complicheranno aprendo via via più interrogativi e lasciandovi fino all'ultimo con il fiato sospeso.
Una sofferenza con cui dovrete imparare a convivere, visto che la fine dell'anime, anzi, del manga non è stata ancora decisa.
Quindi sì, amici miei. Se siete intenzionati a guardarvi L'Attacco dei Giganti, sappiate che l'anime s'interrompe alla puntata 25 e il manga al volume 14.
E qui, arriviamo alle note dolenti.
Già, perché dopo essermi sparata come un cannone tutte le puntate, mi sono fiondata sul manga, vinta dalla curiosità di sapere altre informazioni ed evoluzioni sulla storia.
Non l'avessi mai fatto.
Sarà la mia mentalità europea, sarà che di manga ne capisco poco ma...quello di Attacco dei Giganti è veramente brutto.
Rispetto all'anime, che come abbiamo detto è Tanta roba, il manga è piatto come una sogliola.
Emozioni a zero, disegni bruttissimi (specialmente gli umani, che sono un insulto al disegno giapponese) e noia nel leggerlo, anche quando si tratta di momenti veramente importanti.
Penso sia per questo motivo che Attacco si sia guadagnato una così ampia schiera di haters (senza contare gli avversari di tutto-ciò-che-possa-diventare-potenzialmente-commerciale → quindi tutto).
Forse è una tattica del disegnatore eh, che preferisce dettagliare i giganti e scarabocchiare gli umani...non lo so.
A me proprio non convince, non piace, non garba!


...Non mi garba, Gaspare!
Un buon fumetto non si vede dall'anime, non ci sono scuse!oppure “Troppo commerciale, troppo bimbominkia” vi sentirete dire dai sensei giappo/nerd.
Che dire, se si parla del manga posso anche comprenderli, ma non mi va nemmeno di voltare le spalle a uno degli anime a parer mio più belli visti finora.
Poi, ragazzi, le emozioni sono soggettive e probabilmente non è riuscito a trasmettere le stesse cose all'intero globo. Ci sarà sicuramente qualcuno che di fronte a gente sbranata viva ha semplicemente esclamato un “Tutto qui?” per grattarsi poi le palle e chi, invece, si è innamorato perdutamente del manga.
Insomma, il mondo è bello perché vario!
Quello in cui spero ora, per concludere il post, è che l'autore riesca a concludere degnamente un'opera come questa, che non si perda in un bicchier d'acqua e che sappia dare una risposta alle tremila domande che ci ha lasciato in testa.
E, soprattutto...CHE CONTINUI QUEL CAVOLO DI ANIME!!! RIVOGLIO I MIEI CORI!


Vi saluto, vado a coccolarmi con la Soundtrack ufficiale. 


venerdì 10 gennaio 2014

Frozen: è davvero tutta questa bellezza?

Voto: 6,5

Copyright by: http://media.cineblog.it

Ed eccoci qui, con il mio primo post e il mio primo film da recensire.
La scelta cade su Frozen, il film natalizio 2013 della ben nota Disney.
Di ambientazione scandinava/fiabesca, la storia ha come protagoniste due sorelle nonché principesse, di cui una (la maggiore), dotata del potere di controllare il ghiaccio e la neve.
Una forza che, spesso, non riesce a dominare, e che per questo le impedisce di rapportarsi con la società e con la amata sorella.
La situazione arriverà a un punto tale da spingere l'ormai sovrana a separarsi dal proprio regno e a diventare, così, la “regina delle nevi” (la fiaba prende spunto da quella di Andersen).
Spetterà alla sorella minore salvare la situazione, che dopo la fuga della regina non farà altro che peggiorare.

Questo è il mega riassuntone della storia, privo di spoiler e utile per chi vuole conoscere il film.
Da qui in poi analizzeremo invece il cartone per chi l'ha già visto e vorrebbe, come me, esprimere un parere in merito.
Dunque, come potete vedere, il mio voto è un 6 abbondante ma nulla più.
I motivi sono molto semplici e, purtroppo, fastidiosi.
Pur vantando una scenografia spettacolare, con grafica assurda (e ci mancherebbe altro, visto l'ampio budget di realizzazione!) e personaggi esteticamente bellissimi, la Disney non ha saputo “cogliere l'attimo fuggente” finendo, così, con il rovinare un potenziale capolavoro.
A mio parere, ci sono stati una valanga di errori inutili che hanno semplicemente appesantito il film.

Il primo? Costante carrellata di canzoni, di cui la maggior parte senza senso, noiose e fuori contesto. Ne ho contate circa 7 contro le consuetudinarie (e sensate) 4-5.
Record pazzesco.
Diciamocelo apertamente: togliendo le canzoni, il film arriva a durare meno di un'ora.
Qui non si tratta di carenza di idee (a dire il vero, la storia va già bene così), piuttosto di un loro mancato sviluppo o approfondimento.
Insomma, i personaggi ci sono. Perché non approfondirli?
Ad esempio, sarebbe stato bello conoscere il motivo del potere del ghiaccio di Elsa, così come sarebbe stato bello, anzi, strabiliante conoscere meglio il suo carattere, desideri e sogni.
L'unica canzone che ho apprezzato e che ha cercato, nel limite del possibile, di riassumere il concetto, è stata “Let it go”, accompagnata da una scena veramente emozionante che mi ha riportato alla memoria la malinconica e bellissima Ariel.



Non mi fermo a Elsa, le idee avrebbero potuto svilupparsi davvero ovunque: l'origine dei troll e perché vengono chiamati in causa dai sovrani, dove va a finire il ghiaccio di Kristoff (un bambino spettatore non può non chiederselo, soprattutto se si parla di una professione così strana per lui!), il personaggio di Anna (rispetto alla sorella mi ha colpito davvero poco) e, magari, uno sguardo d'insieme sulla storia del regno.
Invece no.
Oltre alle canzoni nosense, purtroppo, abbiamo i soliti personaggi secondari, utili solo a far ridere.
Il problema è che quest'anno proprio non riescono: non stiamo più parlando di buffoni come gli animali di Rapunzel, che qualche risata l'hanno strappata davvero.
La renna Sven, e in particolar modo il pupazzo di neve Olaf, non sono serviti proprio a nulla.

Copyright by: http://www.primissima.it

I pochi punti di forza sovra-elencati (personaggi, grafica, ambientazioni) permettono quindi al film di raggiungere la sufficienza.
Il punto in più lo guadagna grazie a ben due colpi di scena assolutamente nuovi non solo per la Disney ma anche per gli spettatori più affezionati: un principe ipocrita e meschino (disposto persino a uccidere per il potere) e il tanto atteso superamento dello stereotipato e conclusivo 'bacio del vero amore'.

Insomma, Frozen è quel cartone che deve essere visto ma non può essere amato.
Non da una generazione come noi, almeno, forse troppo attaccata alla vecchia e tradizionale Disney piuttosto che a questo enorme e canterino gigante commerciale.
Chi lo sa.

Voi, intanto, fatevi un'idea e postatela qua sotto.